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Buon quel che sarà

Lo scorso anno, con un bagaglio di pensieri euforici, vantavo con fierezza una serie di speranze sbandierate nel mio post di inizio anno. “Che il 2020 vi sia grato”, scrivevo… A questo punto, direi che la gratitudine del 2020 sia il caso di riservarla alla vittoria di avercela fatta. Una conquista senza pari essere arrivati fieri e intatti, più o meno, al termine di un anno che di sorprese ce ne ha concesse non poche. E anche se avessi scritto “una conquista senza pari essere arrivati” avrebbe funzionato ugualmente. Nessuno, certo, avrebbe avuto cuore di opporsi. Perché ce l’abbiamo fatta, finalmente, a giungere alla fine di questo mirabolante 2020, dove anziché tirare le somme tireremo un sospiro di sollievo. Piuttosto che aggiungere altre priorità ad un’esistenza impazzita, rivedremo quelle avute finora. In un momento in cui gli eventi ci hanno rimescolato le carte in tavola, noi rispondiamo continuando a giocare con altre regole. È di questi tempi che si rivedono quelle priorità che abbiamo creduto di poter ostentare senza troppa arroganza. Come decidere di leggere un libro piuttosto che un altro o scegliere di vedere un film al cinema anziché mangiare sushi quell’unica volta a settimana dedicata all’Oriente.

Tutte le ingenue frivolezze a cui non avremmo mai rinunciato, sono state scalzate da dubbi, timori e preoccupazioni su ciò che ci riserverà l’alba a venire. Giorno dopo giorno, come instancabili fenici pronte a risorgere, siamo rimasti in attesa di quel segnale che ci avrebbe permesso di procedere con fiducia. I buoni propositi, le esperienze, i viaggi in programma sono stati spodestati da quella che, spesso, chiamiamo vita senza attribuirgli il giusto peso; senza conoscerne il reale significato. 

Il mondo si è preso una pausa e l’ha concessa anche a noi. Un momento lungo quasi un anno che ci ha obbligato a fermare la frenesia dei giorni per guardarci allo specchio e fare i conti con le paure, le incertezze, le domande su un domani condiviso. Ed è stato proprio in quello che abbiamo creduto essere il momento più buio, che abbiamo riscoperto le nostre migliori qualità. Sono tornati a guidarci quei gesti spontanei che, forse, stavano perdendo la loro forma di educazione più naturale: l’umanità.

Le ferite ancora aperte di un anno quasi al termine, rendono audace, di primo acchito, dei semplici pensieri brulicanti di sorrisi. Ma la straordinarietà degli esseri umani, anzi dell’essere umani, è il privilegio di reagire superando ciò che di più casuale si presenta d’un tratto. In fondo, a pensarci bene, qualcosa di bello in una caduta c’è. È la capacità, in un modo o nell’altro, di rialzarsi, di rimettersi in piedi per tornare a camminare di nuovo, con l’orgoglio e la nobiltà di chi ce l’ha fatta. Tra le scoperte inaspettate si nasconde la facoltà di guardarsi indietro e restare stupiti della forza nascosta in quel rialzarsi feroce e ostinato. La temperanza nel nostro andare, imperterriti, lungo il percorso segnato da un caso che non esiste, è un miracolo che avviene silenzioso.

La creatività, la solidarietà, la gentilezza e fili invisibili a legare i cuori più timidi sono un lascito da custodire nelle tasche del 2020. L’unica eredità da non lasciarsi indietro, in grado di aiutarci a disegnare un 2021 dai colori vividi.

Nulla si sa, tutto si immagina. È quello che Federico Fellini diceva a Francesca, la sua nipotina di 6 anni, perché è nei bambini che si coltiva la speranza di quello che talvolta a noi sfugge. È dai bambini che si riceve uno degli insegnamenti più nobili da ammirare: la dote della fiducia, la maestosità del sognare. Che arrivi da una fialetta di vetro o dal pensiero che tutto quello che potevamo offrire lo abbiamo offerto, la capacità di sognare resta ancorata a ciò che siamo oggi. Ci appartiene ormai come un dono meritato, quella virtù di chiudere gli occhi eccitati per immaginare le priorità del 2021 con la maturità di un 2020 che ha fatto storia. E allora non ci resta che scegliere un buon vinile, adagiarsi su una comoda poltrona con un calice di rosso e aspettare sulla soglia della mezzanotte il nuovo anno per dargli il benvenuto. E, perché no, fantasticare nel frattempo sulle priorità del domani… come, ad esempio, scegliere un libro anziché l’altro, preferire il cinema piuttosto che una cena dalle Mille e una Notte o, magari, fare entrambe le cose senza perdersi nulla.

Vi lascio il mio augurio più grande di un anno migliore, guidato da una meravigliosa poesia.

Così presto passa tutto quanto passa!
Muore così giovane davanti agli dèi tutto quanto
Muore! Tutto è così poco!
Niente si sa, tutto si immagina.
Circondati di rose, ama, bevi,
e taci. Il resto è niente.

Fernando pessoa

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